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Boccaccio - Grande fratelloDopo Leopardi, ecco Boccaccio.
Un cenno di interesse per il Decameron sembra riaffacciarsi, infatti, nel panorama dello spettacolo italiano, almeno da quanto appare dal recente film dei fratelli Taviani Maraviglioso Boccaccio (2015), e dallo spettacolo teatrale portato in tournée da Stefano Accorsi, per la regia di Marco Baliani, dal titolo Decamerone. Vizi, virtù, passioni (2014-15).
L’interesse di questi spettacoli sembra concentrarsi sulla cornice e sulla vicenda della brigata dei novellieri e un po’ meno sulle novelle, anche se, come si legge dalle note di regia dello spettacolo di Accorsi-Baliani, la fonte è stata scelta: «Per raccontarci storie che ci rendano più aperti alla possibilità di altre esistenze, fuori da questo reality in cui ci ritroviamo a recitare come partecipanti di un globale Grande Fratello
Il riferimento al Reality è opportuno, non tanto perché noi stessi viviamo in un perenne Grande Fratello e, in una sorta di catarsi liberatoria, assistendo a teatro o al cinema alla narrazione del Decameron, ce ne liberiamo, quanto perché la forma di spettacolo popolare denominata Reality affonda le sue radici proprio nel capolavoro di Boccaccio.
Insomma il Reality è un novello (minimo) Decameron.

Sono molti gli elementi che, anche a un’analisi superficiale, spiccano come mutuati direttamente dall’opera dello scrittore trecentesco. Ne cito solo alcuni.

Hortus conclusus e allegra brigata
Come ben si sa, al pari dei protagonisti del Decameron, i partecipanti al Reality compongono per definizione una combriccola limitata di personaggi scelti, quasi sempre nel fiore della gioventù, senza distinzione di genere. Essi decidono, per spontanea volontà, di ritirarsi temporaneamente in un luogo chiuso, più o meno ameno (la Casa, l’Isola), per cimentarsi, tra loro e con se stessi.
Si potrebbe anche aggiungere che i componenti della brigata decidono di cimentarsi nel Reality poiché cercano di sfuggire alla propria morte. Nel caso del Decameron, il trapasso era minacciato dalla peste che imperversava nella città di Firenze e invece, nel caso dello spettacolo odierno, riguarda il rischio di scomparire definitivamente dai palinsesti televisivi: non presentarsi più di fronte al pubblico della TV equivale a non essere.

Le giornate
In questo luogo chiuso e ameno, i componenti della brigata trascorrono il loro tempo nell’otium, mentre la loro vita viene scandita durante la narrazione in giornate, ognuna con qualcosa da raccontare.

La cornice
Questo stesso narrare è amministrato in un luogo lontano, da un narratore e in una cornice, lo studio televisivo, che è fuori dal racconto e funge da macrotesto, in puro stile boccacciano. Notiamo però che la struttura del Reality è semplificata e ibrida rispetto a quella del Decameron: se in Boccaccio i livelli sono tre (il narratore, la brigata e le novelle), nel Reality ne rimangono soltanto due (il narratore e la brigata), dove la combriccola costituisce anche l’insieme dei personaggi delle storie da raccontare e il narratore funge anche da reggente (re o regina), proponendo i temi su cui la brigata dovrà cimentarsi.

I temi della narrazione
Anche i temi della narrazione si possono riferire ai classici e più pruriginosi motivi richiamati dal Decameron, filtrati però dalle trasposizioni cinematografiche scollacciate dell’opera del Boccaccio tipiche degli anni ’70: la piccolezza morale, la meschinità, il piccolo sotterfugio, l’ipocrisia, la banalità dell’eros e così via.

Il premio
Alla fine di questa avventura sbirciata dal buco della serratura, giunge un premio che incorona il personaggio migliore all’interno della brigata, coprendolo d’onore, di una somma ragguardevole di denaro e di una successiva parziale sopravvivenza televisiva.

Sembra proprio che lo schema proposto da Boccaccio sia ancora valido e ancora  attragga un pubblico inconsapevole con la sua serrata e ordinata trama che coniuga racconti e commenti, stimoli e risposte, spettacolo e vita reale.